Nell'elezione amministrativa del
1883, mentre si faceva lo scrutinio delle schede, venne fuori dall'urna
una scheda imbrattata da escrementi umani, lo scandalo fù enorme
e il prete Don Giovanni Andrea Dell'Orso che era un grande letterato,
scrisse dei versi satirici che ben presto furono messi in musica
e cantati a Ofena e in tutta la provincia. Il testo è stato riprodotto
così come è stato ritrovato in un vecchio documento degli inizi
novecento.
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Gli elettori di qualunque
Comune
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son divisi in un doppio
partito
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spesso caso un gruppo
è salito
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ed a quell'altro è
toccato andar giù.
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Questo caso è potente
in Ofena
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che da quei desiosi
in quest'anno
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palesato il dolore
e l'affanno
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tra un lurido fatto
o vi fù.
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Fu trovata una scheda
nell'urna
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imbrattata d'umano
scremento
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tal ribrezzo ed orrore
ne sento
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che tacere all'insulto
non so.
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Veramente è peggiore
di un porco
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chi quell'atto nefando
ha commesso
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insozzava per prima
se stesso
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chi con quella il
sedere nettò.
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Imbrattare quella
carta e posarla
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dentro l'urna in quell'atto
solenne
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come in testa a quel
porco gli venne
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si comprende e purtroppo
si sa.
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Fare un'orda si volle
al consenso
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nominata da gran maggioranza
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da chi vide mancar
la speranza
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dell'intrigo che presto
fallì.
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Ma quel porco sappiatelo
bene
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in Ofena non ebbe
i natali
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ma parecchi di quegli
animali
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son gli esotici porci
di quì.
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Qualche complice senza
decoro
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nemico del patrio
consesso
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con quel porco fù
visto nel cesso
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dunque l'onta è venuta
da lì.
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Son dispetti di gente
di merda
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e di porci di razza
straniera
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che ingrassati e portati
alla fiera
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brutta fine ciascuno
poi fà.
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Chi porcate ne fa
d'ogni sorta
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nella faccia non ebbe
rossore
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alla Patria, alla
stima, all'onore
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è straniero chi la
insulta così.
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